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    IL COLORE DEL SOLE

    Sunday, Jan. 27, 2019, 6 p.m.
    Il diario di Caravaggio, eccellente falso d’autore nato dalla penna di Andrea Camilleri, viene riletto dal compositore Lucio Gregoretti, in una partitura tutta moderna in cui, però, i modelli della tradizione restano presenti e dichiarati. La figura del pittore, costantemente in bilico tra il sublime della sua arte e il tormento quasi ferale delle sue pulsioni, è al centro di un’opera a sua volta in bilico tra la voce parlata del melologo e il canto – ora polifonico, ora solistico – portatore degli “affetti” della complessa anima caravaggesca, ma anche estensione espressiva dell’ensemble strumentale.
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    MARIA CALLAS MASTER CLASS

    Saturday, Feb. 16, 2019, 9 p.m.
    Un ricordo della divina Callas a quarant’anni dalla morte: in Master Class, Terrence McNally ripercorre la vita, l’arte, l’ascesa e il graduale distacco dal mondo della grande soprano. La pièce vede protagonista Mascia Musy, attrice intensa e raffinata capace di dar voce alla complessa personalità di un’artista dalle mille sfaccettature, al suo carisma e ai toni amari del declino di una carriera inimitabile. Nello spettacolo la Callas rievoca la propria leggenda pubblica e privata senza risparmio di frecciate, e ricordando i momenti dell’ascesa al tempio scaligero, la “divina” torna a recitare i suoi personaggi, misurandosi a tratti con le registrazioni di allora che restano ancora oggi nella memoria dello spettatore. Ci conduce, con un ulteriore passaggio, nell’impasse tormentosa dei rapporti amorosi con gli uomini della sua vita: un paternalista Meneghini e un volgare e spietato Onassis, scendendo molto nell’intimo con l’inevitabile approdo al melodramma.
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    DI FORME MUTATE IN CORPI NUOVI

    Friday, April 5, 2019, 9 p.m.
    Un omaggio speciale ai nostri stimati amici di San Patrignano che tornano a Solomeo con una nuova creazione ispirata al poema di Ovidio. “Di una metamorfosi faticosa ma necessaria, dolorosa ma liberatoria, abbiamo tracciato il percorso, sfiorando altre metamorfosi meno ‘divine’ di quelle ovidiane, eppure forse più vicine a noi, alle nostre umane esperienze: le vicissitudini del signor Samsa e quelle del povero Batà si sono mischiate a suggestioni anche allegre e leggere come quelle del collodiano paese dei balocchi. Leggerezza che, calvinaniamente e modestamente parlando, non significa superficialità. Ecco allora che quel “figlio dell’uomo” surrealista, con la sua bombetta e la sua mela, assume un significato che non è un senso. O meglio, un senso inteso come sesto senso, che non è necessariamente un significato.
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